Studio storico sul ruolo della grafologia nella psichiatria tedesca tra il 1870 e il 1930 e sull’uso della scrittura negli esperimenti psichiatrici. L’esame della grafia costituiva uno degli strumenti diagnostici utilizzati per osservare possibili disturbi psichici. Sebbene i disturbi della scrittura potessero essere considerati indicatori di malattia mentale, la grafologia non veniva ritenuta un metodo sufficientemente valido per produrre osservazioni scientifiche. Tuttavia alcuni psichiatri iniziarono a studiare il processo della scrittura come fenomeno sperimentale. Emil Kraepelin sviluppò uno strumento denominato “Writing-Scale”, che permetteva di misurare diversi parametri della dinamica scrittoria, in particolare la pressione dei movimenti. Gli esperimenti produssero una grande quantità di dati, difficili però da interpretare in modo coerente. Nonostante le difficoltà nell’individuare correlazioni psicopatologiche nella scrittura, tali ricerche contribuirono alla scoperta di comportamenti sistemici dell’organismo regolati da meccanismi di feedback.
Articolo scientifico che introduce un nuovo indice quantitativo, denominato Signal-to-Noise Velocity Peaks Difference (SNvpd), per la valutazione della fluidità del movimento grafico.
Il metodo si basa sull’analisi cinematica della velocità durante la scrittura, distinguendo tra picchi di velocità attribuibili al movimento intenzionale (segnale) e fluttuazioni irregolari di origine neuromotoria (rumore).
Attraverso l’acquisizione dei dati su tavoletta grafica, gli autori confrontano le prestazioni di bambini con disgrafia e di soggetti normoscrittori, dimostrando che nei primi si registra una maggiore presenza di picchi di velocità non funzionali, indicativi di una minore automatizzazione e di un controllo motorio meno efficiente.
L’indice SNvpd consente quindi una misurazione oggettiva della disfluenza del gesto grafico e si propone come strumento sensibile per l’identificazione e la quantificazione delle difficoltà grafomotorie, contribuendo allo sviluppo di modelli neuroscientifici della scrittura a mano.
Studio neuroscientifico con HD-EEG che evidenzia come la scrittura a mano attivi pattern di connettività cerebrale più estesi rispetto alla digitazione, con implicazioni per i processi di apprendimento e memoria.